
Il piatto di Katia Fundarò
Se lo trascinava avanti e indietro su quel pezzo di marciapiede tutto sconnesso, un'impresa quasi impossibile Lo tratteneva con tutto il suo corpo, soprattutto con gli arti anteriori si sforzava perché rimanesse fermo quanto bastasse a darci ogni tanto una sniffatina.
Poi, improvvisamente, lo lasciava e vi girava intorno, come a verificare che potesse magicamente rimanere immobile. La contemplazione in movimento.
A lui le imprese impossibili provocavano un'eccitazione primitiva, come forse solo ad un soldato assediato che non riconosce la sua fine.
Leo, infatti, non aveva fatto i conti con il figlio del proprietario della rosticceria! Quel diavolo di bambino, dopo aver assistito alla scena, dà un calcio al già instabile piatto di plastica e fa volare tutti gli spaghetti alla bottarga, di muggine e non di tonno.
Leo li distingueva dal colore giallo intenso e per il profumo vivo di uova fresche.
Rimaneva ora da raccogliere i resti di quella esplosione, a uno a uno, scippandoli dai pezzi di basalto sconnessi, con Lucifero a guardare.